Guido Furbesco 17/07/2024

Tetti verdi, belli e sostenibili

Il più famoso è quello della California Academy of Sciences progettata da Renzo Piano a San Francisco, in California: con i suoi 18mila metri quadrati coperti da un tappeto vivente di piante, appare come una sorta di prato sospeso nel cuore del Golden Gate Park.

Ma altri esempi illustri si possono osservare sulla Nanyang Technological University di Singapore, sul municipio di Chicago, sul Parlamento di Canberra in Australia, sul Biesbosch Museum nei Paesi Bassi… L’elenco potrebbe continuare.

Stiamo parlando dei tetti verdi, una tipologia di intervento sempre più diffusa che interessa sia gli edifici pubblici (sedi istituzionali, poli scientifici e culturali…) sia costruzioni private (aziende, residenze, centri commerciali…). «I tetti verdi – ha spiegato Matteo Fiori, professore associato al Politecnico di Milano e vicepresidente dell’Associazione italiana verde pensile, nel corso di un’intervista al quotidiano La Repubblica, «sono un sistema di copertura che utilizza specie vegetali in grado di adattarsi e svilupparsi nelle condizioni ambientali in cui sono poste. In pratica, sono un giardino che vive sopra la nostra testa ed è composto da vari strati, ciascuno dei quali con una funzione diversa».

C’è lo strato che serve per impermeabilizzare l’edificio, poi quello per l’accumulo e il drenaggio dell’acqua, poi lo strato-filtro (in genere di tessuto-non tessuto) che separa il tutto dall’ultimo strato, cioè il terriccio su cui si sviluppano le piante, che «può partire da soli 8 centimetri di spessore per la vegetazione cosiddetta estensiva (erba, piante grasse tipo il sedum…) e arrivare a molte decine di centimetri quando si vogliono mettere a dimora gli alberi».

Ma perché realizzare questo tipo di copertura? C’è il fattore estetico – molto meglio una coltre di verde del grigiore tipico delle nostre città – ma ci sono anche molti altri vantaggi. Oltre a filtrare e assorbire le polveri inquinanti e a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno, un tetto verde trattiene l’acqua piovana grazie al naturale assorbimento da parte delle piante e alla ritenzione idrica degli strati sopra descritti. Altro aspetto: contribuisce a isolare la struttura da un punto di vista termico, così da generare risparmi in relazione al riscaldamento d’inverno e all’aria condizionata d’estate.

L’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha confermato che questi interventi riducono la temperatura interna fino a 3°C e i flussi caldi di quasi il 50 per cento attraverso l’ombreggiatura e la traspirazione delle piante predisposte a protezione contro la radiazione solare. Questi effetti mitiganti contribuiscono poi a combattere il fenomeno delle “isole di calore” generate dall’asfalto, dalle costruzioni tradizionali e dalle infrastrutture cittadine. E non è finita.

Tra gli altri aspetti positivi: la tutela della biodiversità,

la riduzione dell’inquinamento acustico, la protezione del rivestimento del tetto, gli effetti psicologici sul benessere dei cittadini che vivono e lavorano in un contesto più naturale… «Insomma, si pensi a come potrebbe essere la transizione ecologica di cui si parla tanto se tutte le coperture fossero realizzate “a verde” e, perché no, anche con orti a chilometro zero!», conclude Fiori.