Guido Furbesco 25/02/2024

Dal 2007, la lunga rotta della rigenerazione

«A lungo termine, le città potranno svolgere la loro funzione di motore del progresso sociale e della crescita economica solo se riusciremo a mantenere l’equilibrio sociale al loro interno e tra di esse, preservando la loro diversità culturale e garantendo una qualità elevata nel settore della pianificazione urbanistica, nell’architettura e in campo ambientale».

È uno dei passaggi più significativi della “Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili”, adottata in occasione della riunione informale dei ministri per lo Sviluppo urbano e la coesione territoriale tenutasi a Lipsia il 24 e 25 maggio del 2007. A quel tempo, l’espressione “rigenerazione urbana”  era ancora lontana dalla centralità e dalla fama che ha assunto oggi nel dibattito pubblico, eppure i suoi temi erano già – da tempo – sul tappeto.

Passano tre anni, e la messa a fuoco della questione si completa. In Spagna, i ministri europei responsabili per lo sviluppo urbano degli Stati dell’Unione tornano a riunirsi e sottoscrivono la “Dichiarazione di Toledo sulla rigenerazione urbana integrata e il suo potenziale strategico per uno sviluppo urbano più intelligente, sostenibile e inclusivo nelle città europee”.

La priorità diventa chiara: ripensare il contesto urbano alla luce di una visione che, nel rispetto dell’identità dei luoghi, declini le tre dimensioni della sostenibilità – economica, sociale e ambientale – per realizzare l’obiettivo di una crescita e di una prosperità diffuse.

Quali le azioni da mettere in campo? Citiamo, tra le tante, alcune questioni fondamentali: la riduzione delle esigenze di trasporto e la promozione di una mobilità più sostenibile che dia priorità ai mezzi di trasporto non motorizzati, meno inquinanti e al trasporto pubblico; il riuso dei suoli (con la riconversione o il riutilizzo di aree dismesse, abbandonate o non utilizzate) come strategia chiave per contribuire alla riduzione del consumo di suolo e combattere la dispersione insediativa; lo stimolo all’efficienza energetica negli edifici esistenti (migliorando l’isolamento termico delle pareti esterne e delle coperture e l’efficienza degli impianti di riscaldamento e di altri impianti); la spinta all’uso di energie rinnovabili e al loro utilizzo; l’incremento del verde in città e la protezione della natura, del paesaggio e delle risorse agricole intorno a esse rafforzando i loro legami con il contesto urbano e con la rete dei parchi e degli spazi pubblici.

Riflessioni e prese di posizione sarebbero proseguite in seguito, per esempio con l’Agenda Territoriale del 2011 e il Patto di Amsterdam del 2016, attraverso il quale è stato annunciato per la prima volta l’obiettivo di ricostruire ogni anno il 2% degli edifici presenti nei centri del continente. Viviamo in un’epoca in cui le città, pur ricoprendo una piccola fetta della superficie terrestre, ospitano il 55% della popolazione globale, sono responsabili del 60% delle emissioni inquinanti e producono il 70% di rifiuti solidi; in Europa, vivono in zone urbane circa tre quarti dell’intera popolazione.

Sono tendenze che, in futuro, saranno ancora più accentuate. Considerato lo scenario, puntare sulla rigenerazione urbana diventa sempre più prioritario.